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L'ERA DELLO SPALLETTI-BIS E' GIA' FINITA

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Re: L'ERA DELLO SPALLETTI-BIS E' GIA' FINITA

Messaggio Da giova77 il Ven 31 Mar 2017 - 16:51

"Se non vinco un titolo me ne vado, il secondo posto non mi basta", questo è quanto detto oggi da Spalletti in conferenza stampa.

Secondo me la dirigenza scegliendo Monchi, che è uno che lavora prettamente con i giovani, vuole un allenatore che voglia lavorare con i giovani, e Spalletti sicuramente è tutto tranne che uno che lavora con i giovani. Io spero vivamente che se va via Spalletti NON prendano uno straniero, non me ne frega niente di Emry Sampaoli o Pochettino. L'unica alternativa valida a Spalletti può essere Montella, che fa giocare bene le sue squadre e utilizza i ragazzi. Tutto il resto fa pena. Di Francesco o Gasperini non li voglio nemmeno sentire.

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Re: L'ERA DELLO SPALLETTI-BIS E' GIA' FINITA

Messaggio Da QuattroTreTre il Ven 31 Mar 2017 - 18:04

A me, Di Francesco starebbe benissimo. Spalletti? Francamente si sta facendo nuocere e ho l'impressione che già, come la prima volta, possa avere un accordo già con qualche club (la Juventus?). In ogni caso, voglio un allenatore che lavori coi giovani, se Spalletti è intenzionato a chiedere rinnovi eterni per i De Rossi e avallare le cessioni dei Paredes, se ne può andare anche subito.
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Re: L'ERA DELLO SPALLETTI-BIS E' GIA' FINITA

Messaggio Da aleforzaroma il Sab 1 Apr 2017 - 21:28

QuattroTreTre ha scritto:A me, Di Francesco starebbe benissimo. Spalletti? Francamente si sta facendo nuocere e ho l'impressione che già, come la prima volta, possa avere un accordo già con qualche club (la Juventus?). In ogni caso, voglio un allenatore che lavori coi giovani, se Spalletti è intenzionato a chiedere rinnovi eterni per i De Rossi e avallare le cessioni dei Paredes, se ne può andare anche subito.

non lo penso,spalletti vorrebbe una squadra in cui non si senta obbligato a fare giocare derossi che secondo me considera un quasi ex giocatore...pero' son discorsi che lasciano il tempo che trovano,se spall non vuole rimanere nel caso non si vincesse nulla che se ne vada pure e tanti saluti.
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Messaggio Da Cerezo74 il Sab 1 Apr 2017 - 21:49

aleforzaroma ha scritto:
QuattroTreTre ha scritto:A me, Di Francesco starebbe benissimo. Spalletti? Francamente si sta facendo nuocere e ho l'impressione che già, come la prima volta, possa avere un accordo già con qualche club (la Juventus?). In ogni caso, voglio un allenatore che lavori coi giovani, se Spalletti è intenzionato a chiedere rinnovi eterni per i De Rossi e avallare le cessioni dei Paredes, se ne può andare anche subito.

non lo penso,spalletti vorrebbe una squadra in cui non si senta obbligato a fare giocare derossi che secondo me considera un quasi ex giocatore...pero' son discorsi che lasciano il tempo che trovano,se spall non vuole rimanere nel caso non si vincesse nulla che se ne vada pure e tanti saluti.

spalletti non è obligato nemmeno quest'anno a farlo giocare
Però immaginati spalletti con tutte le polemiche che ha dovuto fare col vecchio ,farne altrettante con quella me**a del barba,probabilmente sarebbe stato cacciato prima di natale
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Re: L'ERA DELLO SPALLETTI-BIS E' GIA' FINITA

Messaggio Da aleforzaroma il Sab 1 Apr 2017 - 22:05

difatti e' per quello che parlavo di "obbligato", forse con le virgolette si capisce meglio.
spalletti puo' fare cosa vuole,conosce bene l'ambiente e se crede nella Roma che ci rimanga,anche se nn vincesse nulla,altrimenti,ripeto,tanti saluti.
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Re: L'ERA DELLO SPALLETTI-BIS E' GIA' FINITA

Messaggio Da giova77 il Mer 19 Apr 2017 - 11:48

Ieri ho visto un servizio su Emery, gran tattico, gran lavoratore, ecc ecc ma siamo sicuri che sia un vincente? OK 3 europa league vinte, ma in Spagna non è mai arrivato nelle prime 4...a Parigi si è appena fatto scavalcare dal Monaco, e in più non conosce il calcio italiano. Per me è un rischio enorme.

Stamattina ho sentito addirittura il nome di Paulo Sousa, ci mancava pure quello...
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Re: L'ERA DELLO SPALLETTI-BIS E' GIA' FINITA

Messaggio Da giova77 il Mer 3 Mag 2017 - 14:30

Sembra corsa a due per il nuovo allenatore. EMERY o DI FRANCESCO.

Qualcuno ha azzardato pure il nome di Pioli.

Non mi entusiasma nessuno dei 3
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Messaggio Da Cerezo74 il Mer 3 Mag 2017 - 18:46

nemmeno a me
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Re: L'ERA DELLO SPALLETTI-BIS E' GIA' FINITA

Messaggio Da giova77 il Mar 30 Mag 2017 - 9:01

Ufficiale, Spalletti non è più l'allenatore della Roma.

Grazie di tutto Luciano, sei un grande allenatore.
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Re: L'ERA DELLO SPALLETTI-BIS E' GIA' FINITA

Messaggio Da Framusician il Mar 30 Mag 2017 - 9:12

Stavolta la cosa giusta l'ha detta De Rossi: "non so chi potrebbe fare bene come Spalletti, a Roma".
Mi scoccia terribilmente che vada a far giocare bene l'Inter.
Con lui Icarciofi farà 40 gol a stagione?
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Re: L'ERA DELLO SPALLETTI-BIS E' GIA' FINITA

Messaggio Da GialloRosso81 il Mar 30 Mag 2017 - 9:50

Grande allenatore grande lavoro svolto per la causa della Roma, adesso spero che con Di francesco faremo ancora meglio. E' un giorno importante forza Roma e grazie Luciano Spalletti.
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Re: L'ERA DELLO SPALLETTI-BIS E' GIA' FINITA

Messaggio Da giova77 il Mar 30 Mag 2017 - 16:00

NOTIZIE AS ROMA – Dopo il comunicato ufficiale d’addio di Spalletti, oggi martedì 30 maggio 2017, alle ore 13.00, il tecnico incontra i giornalisti presso la sala conferenze del centro tecnico sportivo Fulvio Bernardini.
Da Trigoria
M. Spaccatini
(In redazione: Torre)
LA CONFERENZA 
Parla Monchi:
“Conferenza stampa che annuncia la conclusione del rapporto di lavoro tra noi e il mister. A livello personale è stata corta ma molto intensa. Come già detto, prima di arrivare qui già avevo un’opinione eccellente del mister. Dopo averlo visto allenare questo concetto si è moltiplicato. I suoi risultati parlano per le sue capacità. Ora inizia per noi una nuova tappa, proveremo a continuare a crescere e non ho dubbi che ci riusciremo, attraverso l’unica strada che conosciamo, quella del lavoro. Spero Luciano che un giorno i nostri cammini possano incrociarsi e che avremo l”occasione di lavorare insieme. Trigoria è casa tua”.
Risponde Spalletti:
“Parole bellissime del direttore. Avendolo conosciuto, anche per me sarà un rimpianto non poter continuare a lavorare con lui. Soprattutto in questo momento, con l’addio di Francesco, penso che qui ci sia bisogno di punti di riferimento, di persone che hanno professionalità spiccata nel confronto con gli addetti ai lavori. Monchi ha queste caratteristiche e sono convinto che riuscirà a compattare tutte le risorse della Roma, dove probabilmente non sono riuscito io. Se si compatteranno tutte sarà una Roma fortissima”.
Vespasiani Roma tv: Buongiorno mister, in bocca a lupo per il futuro, bilancio tecnico di questa stagione? che voto dà alla Roma?
“Per prima cosa bisogna ringraziare il dietro le quinte. Il pensiero va a quelli che lavorano, che arrivano prima e ci preparano le cose perché tutto sia facile. Senza il loro contributo sarebbe stato difficile per me, un po’ disordinato come sono, ritrovare tutte le cose a posto che loro mi hanno messo come sempre. Parlo dei ragazzi in cucina, le donne delle pulizie, tutti quelli che viaggiano a fari spenti, quelli che noi gli rovesciamo tutto. Poi i calciatori, la società, il mio staff e tutti gli staff che ci sono. Nella Roma ci sono tantissimi professionisti. Grazie a loro si lascia una Roma sicuramente forte”.
Ricominciamo, la domanda:
“Io non devo dare un voto, dovete darlo voi, andare a valutare se è corretto il risultato avuto. Io non ci voglio entrare, io voglio solo dire che ho lavorato in maniera profonda e seria cercando di fare il bene della Roma. Io mi fido del mio metodo, ho tentato di metterlo in pratica; ognuno nella sua testa gli dia la risultanza che vuole, io è chiaro che ho gioito e sofferto molto in questi eventi che ci sono capitati durante la stagione”.
Spinelli Roma radio: Lei con la Roma ha fatto 133 punti in un campionato e mezzo ci sono delle fotografie che porta con sé?
“Sono quei risultati che hanno fatto un po’ la differenza, i risultati sono un po’ tutto nel calcio purtroppo. La serietà migliore è quella del gruppo, di come mi sono venuti davanti. Quello è il passaporto per fare un buon campionato, il biglietto per andare a confrontarsi a testa alta contro qualsiasi avversario. Rispondo il lavoro dei ragazzi e quei risultati che hanno fatto la differenza attraverso gli episodi”.
Mangiante Sky: E’ stato un anno e mezzo di risalita fino alla Champions diretta, come allenatore, come uomo, l’elemento che rimarrà sempre con maggior fierezza?
“Le cose sono sempre le stesse, bisogna che si passi attraverso la qualità di un modo di lavorare e di parlare. Secondo me nel momento in cui ho preso la Roma, non mi ero distaccato totalmente anche quando ero in Russia. Ero sempre lì a guardare risultati e prestazioni, che hanno forse un valore più importante. Abbiamo lavorato nella maniera corretta, seria. Poi in questo lavoro ci sono dei risultati fondamentali, degli episodi fondamentali. Lasciamo una Roma forte, una Roma che è una squadra che ha individualità importanti, che si è comportata quasi totalmente da collettivo. Si poteva far meglio come collettivo, come obiettivo di tutti. Probabilmente lì non ci sono riuscito. Secondo me non abbiamo remato tutti dalla stessa parte. Come si è visto domenica le potenzialità di questa squadra e di questa società sono importanti, magari proprio ripartendo da lì, dalla partita di domenica dove poi per certi versi sembrava una festa, per altri sembrava un addio. C’è stato l’addio al calcio giocato del grandissimo fenomeno calcistico che è Totti. E’ come una bella donna che ha in grembo qualcosa, che vuol ritirare fuori quel sostegno totale verso una dimensione che racchiuda tutte le possibilità che ha questo ambiente della Roma. E’ un ambiente molto forte e mi dispiace lasciarlo”.
Mangiante Sky: Se si potesse tornare indietro cancellerebbe qualcosa? Un errore che non rifarebbe?
Io di errori ne ho fatti; ho detto delle cose forti in alcuni momenti ma se le ho dette era per necessità in quel momento per il rapporto con la squadra e con la società; poi la dichiarazione è quella che non fa bene al gruppo, ma se fosse stato dentro quello che è il nostro rapporto si accorgerebbe che è stata corretta fatta in quel punto lì. Ora non si può tornare indietro. I fischi di domenica li ho sentiti, anzi li ho presentiti. Non vengono dalla mia coscienza, ma da qualcuno che ha voluto anteporre una guerra interna tra me e Totti che non esiste. Io quei fischi non me li merito, per come sono fatto e per come ho lavorato. Poi si è andati avanti su questa storia, che crea una linea di demarcazione, che potrebbe andare avanti. Spero che ora si faccia il lavoro inverso, c’è un Totti di meno e c’è da sopperire alle qualità che lui ha sempre fatto vedere. Il mio auspicio per il futuro, bisogna fare qualcosa di differente: questa cosa che è nata domenica, è stata una cosa un po’ folle, come anche la partita. E’ stata figlia la partita di queste cose importantissime dell’addio di Francesco, di questa massa di persone che hanno partecipato da un punto di vista emotivo e hanno fatto vedere l’amore per la Roma. Senza barriere, una storia anche quella che è durata troppo e ci ha tolto energie. Qualsiasi calciatore della Roma può diventare un campione, spero che questa sia la linea che ci compatta tutti e che poi la Roma possa fare risultati migliori. Io con Francesco rimango amico anche dopo. continueremo ad essere persone che si rispettano, poi se parla qualcuno io non lo so, io con lui sempre parole corrette e stima reciproca anche nel prendere decisioni che sono dispiaciute prima di tutto a me”.
Cherubini Mediaset: 1° anno 3° posto, 2° anno 2° posto, vai via perché più di questo non si può fare?
“A me mi è sembrato di averlo spiegato. Gli allenatori vanno e vengono, non c’è un risultato solo che determina il tutto. Posso essere un maledetto, uno schifoso, ma sono una persona per bene, che fa le cose fatte per bene per quello che è la qualità che bisogna esibire. Faccio questo lavoro da 20 anni e mi fido di me, vado per la mia strada, non per chi vuole suggerirmi l’inganno per la Roma. Io faccio le cose per la Roma. Voi decidete come volete, voi avete la possibilità di trasportare quello che è un discorso più diretto, avete la possibilità di stare a contatto con i calciatori. Poi fuori si fanno un’idea loro, ci sono i mezzi ormai. Trovo continue persone contro la Roma, ci si parla e lì traspare qualcosa di che persona sei e di quali sono i tuoi obiettivi. I miei sono stati quelli di fare più risultati possibili per la Roma.  Questa divisione dispiace. Probabilmente ho sbagliato qualcosa, ma secondo me non ho sbagliato niente. A me i fischi non mi son piaciuti, mi hanno fatto male perché non me li merito. Se quelle persone io le incontrassi una per una ed entrassero nella mia testa per un solo momento, quando abbiamo perso con il Lione, con i nostri vicini di casa, purtroppo abbiamo perso partite fondamentali. Se fosse stati nella testa mia in quelle partite perse non avrebbero fischiato”.
Lollobrigid  Rai. Vorrei sciogliesse un dubbio, lei è arrivato  2, cosa manca in realtà alla Roma?
“Quello è il limite che anche parlando in generale si può dare a questo sport. Cosa manca? Io pensavo di avere qualità nella squadra, perché con i direttori precedenti, con il presidente, avevamo cercato di allestire facendo uso delle qualità che avevamo a disposizione. La Juventus ha meritato di vincere, non ha permesso di mettere mano. Poi c’erano altri obiettivi e altre possibilità, li abbiamo falliti quelli lì. Con Lo Monaco abbiamo detto che l’anno scorso la squadra era più corta, quest’anno si è un po’ allungata. Ora giustamente si danno meriti  alla qualità del gioco del Napoli, noi l’anno scorso avevamo Keita e Pjanic che sono maestri in questa qualità di palleggi nello stretto. Ho fatto quest’anno una scelta diversa, che ha pagato ma ha avuto una strada diversa. Dzeko ha fatto tantissimi gol, e se si pensa che lo abbiamo messo in discussione, immaginiamoci le qualità che ha per il futuro. E’ un ragazzo sensibile, se quando fa gol Totti o un altro col nome che ci piace, si scrive che Dzeko vuole andar via, a lui questo disturba. Dice ‘che colpa ho io?’. E’ sempre questa unità di corpo unico, che va nella stessa direzione. La cosa che traspare è che la Roma sia una squadra forte, con altrettante squadre forti. Sono sicuro che con l’arrivo del direttore, abituato a parlare il linguaggio dei calciatori e dei direttori, se si riesce a farlo lavorare per bene darà un contributo maggiore a questa squadra con le capacità che ha e la voglia di Pallotta che ha. Perché poi non è detto che il calciatore più forte sia soltanto quello che è stato bravo l’anno precedente. Ci sono altre qualità, se no Dzeko non sarebbe risultato questo. Vanno fatti lavorare e supportati nella stessa direzione. Io ero arrivato secondo, sono arrivato secondo quest’anno, non è andata bene come avrei voluto, però non vorrei sentir dire che questa seconda edizione è stata di passaggio. Ci sono contenuti importanti che vanno portati dietro per fare una Roma altrettanto più forte”.
Pinci Repubblica. Nella gestione delle difficoltà si è mai sentito solo?
Spalletti: Non voglio rilasciare questi pettegolezzi.
Pinci: Chi è che non ha remato nella sua direzione?
“L’ho detto, io ho fatto il mio lavoro. Francesco lascia un vuoto, che se non facciamo un gruppo e ci compattiamo… Io penso che gli venga dato un ruolo importante per la storia che ha, per ora c’è bisogno di fare gruppo e stare più uniti. L’esaltazione di un singolo portata ai massimi livelli, disturba anche il singolo. Cosa che lui non ha subito perché è l’assoluto, è stato forte anche dentro questa esaltazione. E’ stato forte ma poi appiattisce. Quando io difendo gli altri per voi è andare contro di lui. E dato che non ci sono riuscito in un anno e mezzo vuol dire che ho fallito; la Roma ha grandi potenzialità anche come città, la prima cosa che volevo fare era riuscito a compattarli per l’obiettivo ma non ci sono riuscito”.
Cecchini Gazzetta dello Sport. Date le sue due esperienze alla Roma, entrambe ottime e positive con tanti punti, dal punto di vista sentimentale non le dispiace essere ricordato un giorno come il nemico di Totti dopo tanto bene che ha fatto?  domenica scorso se non ci fossero stati i fischi ma applausi sarebbe rimasto alla Roma?
“Come nemico di Totti fa sempre parte della coscienza di quello che vede il nostro rapporto. Se si va a sentire quei 3 o 4 che avete sentito tutto l’anno ripetono le stesse cose. Spero che ci sia qualcuno, come ho visto che mi ha mandato qualche messaggio. Quando sono arrivato, la Roma non aveva molto gioco, non c’erano molti leader o una situazione che avesse permesso un’uscita repentina. Per cui ho preso delle decisioni, dove Francesco è stato tra quelli che ho ringraziato di più perché lo ho fatto giocare di meno. Se lui ha giocato poco come dite e questa Roma ha fatto il record di punti, ci sarà la possibilità di avere un altro modo di fare per arrivare alla vittoria. Senza nulla togliere a quello che è stato lui, è dalle giocate del campione si tira fuori il concetto di una squadra. Ci ho preso dentro le sue qualità per mostrare una strada ai compagni di squadra. C’è la volontà di ognuno poi. I fischi partono da lontano, da quando sono arrivato. Con gli applausi non cambia niente, il percorso l’ho fatto. Io con Totti continuerò ad essere amico, anzi ora che ha deciso così, diventeremo stretti amici e chissà che una volta non si possa raccontare una storia insieme e che lui stesso non capisca questo fatto dell’esaltazione assoluta che toglie qualsiasi contenuto e che diventa solo un io e si perde di vista il noi. Si toglie il noi alla squadra, si perde la prima qualità che si deve avere. Per lui siamo stati tutti un po’ più disponibili verso gli altri. Per me i calciatori non sono tutti uguali, guarda tutte le cose, chi arriva prima all’allenamento, guardo tutte le cose del riempimento di una partita. Voi non lo so, se le avete guardate tutte. Se ero io, spero che continui Francesco. Non sono stato io quello che l’ha fatto smettere. Lui ha smesso da solo, l’età che ha gli impone di smettere. Anzi, l’avrò fatto smettere o giocare un anno in più. Gli ho voluto strabene, secondo me l’ho fatto giocare un anno in più”.
Buffoni Leggo: Totti o no, fino al 26 febbraio a San Siro la Roma andava a 300 all’ora, lei avvertiva però un iceberg che andava evitato, infatti ci sono stati quei dieci giorni di Marzo, lei lo aveva avvertito, perché non lo ha schivato?
“Non sono riuscito a lavorare bene con la squadra, non ho creato quel muro da abbattere per vincere quelle partite, ho commesso degli errori, a vote bisogna giocare d’anticipo. Dopo il derby perso, si è detto che il Napoli aveva un calendario migliore del nostro, negli spogliatoi si avvertiva questo timore, si pensava di non trovare risorse per gestire questa sconfitta, avevamo Milan e poi Juventus; si è iniziato a lavorare a livello mentale e trovare un motivo valido e si è trovato; a Milano la Roma è stata perfetta, quel tentativo in quel caso non è riuscito. Se si vuol vedere come un limite ciò che è successo nella sua globalità il fatto di non avere portato a casa titoli state attenti che erano passati anni e c’è il rischio che ne passeranno anni se non si fa un corretto dosaggio delle richieste che vogliono essere fatte alla società, obiettive; ci vogliono delle spiegazioni obiettivi, che sia un contatto più diretto con questi cuori, senza tramiti; Monchi, è quello che conta ora ed il sentimento degli sportivi senza tanti mediatori, io spero che parli tanto alla gente a quelli che vogliono bene alla Roma”.
De Santis La Stampa: Ora che la stagione è finita, a livello di tempistica ci può dire quando ha pensato di lasciare la Roma:
“Il pensiero si è maturato, non c’è un solo episodio. Dici delle cose e le devi mantenere, da persona schifosa ma per bene. Anche io vengo presto a lavorare la mattina, vado via tardi e a volte sto a divertirmi in palestra con i miei collaboratori. Ritrovarsi dopo l’allenamento un’ora in palestra è motivo per parlare, ascoltare e dire ognuno la sua. Qualcosa di importante viene fuori. Avevo questo modo di fare e cercare di sfruttare tutte le cose. Step dopo step si matura, non è solo l’episodio. Diventa come quello che va dentro e c’ha il c**o di vincere una partita, è sempre il modo di fare. Una follia positiva come domenica, questo evento straordinario che mi sono filmato e che terrò con me”.
Austini Il Tempo: “Lei lascia una squadra in Champion, diventa un candidato ufficiale dell’Inter. Cosa deve pensare che un tifoso della Roma che un allenatore che ha allenato la Roma lascia una squadra che non è neanche in Europa League? Quanto lascia tranquillo Di francesco?
“Di Francesco è stato annunciato? Era una trappola, mi ritenevi un po’ coglione? Rispondo quello che voglio io sempre. In questo caso qui, ripeto la stessa cosa. Io sono una persona libera, faccio quello che voglio, prendo contatti con chi voglio. Da qui in avanti, fino a ora non è stato così. A me interessava questo, che era il finire così. Il direttore lo sa che è così. Poi quella che è l’idea che si fa la gente su quelle che sono le mie scelte non lo so, ci sarà chi reagisce in un modo o nell’altro. Quello che verrà detto non è che mi disturbi più di tanto. Non mi interessa e non lo voglio sapere, io da qui in avanti comincio a parlare con quelli che vorranno fare uso della mia persona, come metodo, come faccia. Si usa tutto per rendersi conto che persona hai davanti. Vado fuori e inizio a telefonare per il calcio e organizzo il prossimo futuro se mi piace quello che uno propone”.
D’Ubaldo Corriere dello Sport. Una domanda e mezza, su Di Francesco?
“Io spero che sia uno tra Montella e Di Francesco l’allenatore della Roma prossimo. Perché conoscono la Roma, hanno fatto vedere qualità umane oltre quelle che ci vogliono oltre quelle di allenatore. A tutti e due il ricordo della Roma non è stato cancellato nonostante gli sviluppi professionali. Dalla società ho ricevuto tutto quello che ho dovuto ricevere. Io sono venuto ad allenare la Roma e mi interesso le caratteristiche che abbiamo come disponibilità. C’era la possibilità di far entrare un calciatore, io per difendere il carattere di un altro che avevo a disposizione ho detto di lasciar stare e andare avanti. Ritenevo sia stato più importante far star tranquillo un calciatore più che mettergli il dubbio di inserire un altro che poi non era all’altezza. Pallotta nel suo modo di fare sport, di essere presidente perché viene da una realtà diversa, ha fatto vedere che vuole investire. Pallotta vuol fare lo stadio per la Roma e si mette in dubbio che lo stadio lo faccia per interessi suoi? Quale dubbio si vuole dare? Ridiciamolo, ‘Famo Sto stadio’. Va fatto lo stadio e diventa tutto più facile per la Roma e per il movimento calcio. A questa squadra, parlando per la Roma è lì la chiave per avere più introiti, più calciatori di qualità. più spettacolo per far andare. Non sono le minacce, non si va a confrontarsi e chi ne ha di più vinca. C’è una citazione di un cantautore romano più importante che ha scritto ‘non escludo il ritorno’, mi garba questa cosa qui”.
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Messaggio Da bardamu il Mar 30 Mag 2017 - 18:07

ma che ha detto? ma nn sa proprio parlare chiaro sto qua.
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Messaggio Da QuattroTreTre il Mar 30 Mag 2017 - 20:09

Io non ce l'ho fatta a leggere tutta l'intervista, la capacità di sintesi è una virtù che Spalletti non ha, tra l'altro prende strade tortuose e alla fine non si capisce cosa abbia detto.
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Re: L'ERA DELLO SPALLETTI-BIS E' GIA' FINITA

Messaggio Da Cerezo74 il Mar 30 Mag 2017 - 20:51

Io mi sono addormentato quando sono arrivato a leggere LA CONFERENZA
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